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Segni d’autunno • Señales de otoño • Senyals de tardor

Segni d'autunno • Señales de otoño • Senyals de tardor

Foto: © Andrea Gravela, Piverone, Serra d'Ivrea (Piemonte)
 
CapGazette Ottobre ● Octubre 2015
 

R-esistenze 5

R-esistenze 5

Quando ero giù a Marsala mio padre era uno stronzo. Era un violento. E quando non se la prendeva con me, le dava a mia mamma. Io a diciassette anni, lui non ci credeva ma ho preso una valigia e sono salito su un treno. A diciassette anni da Marsala a Colonia, lassù in Germania.
E lì, diciamo che mi son dato da fare. Un po' è che lì ti aiutano, ti danno una casa, trovi lavoro così ti metti a posto. Poi sono tornato e facevo il mercato. Abbigliamento vendevo. Col mio furgone me ne andavo a Napoli a caricare. E vendevo, ma vendevo e tanto. Le borse da spiaggia, i jeans. Sai le signore, se gli metti bene le cose sul banco … Mettevo quelle borse una dentro l'altra, eh … sai quante ne vendevo?! Poi arrivavo a casa, buttavo tutti soldi sul letto e mi ci buttavo sopra. Guadagnavo bene all'ora!
Poi quello stronzo di mio suocero, sai mia moglie era molto attaccata alla sua famiglia. Comunque lui mi ha dato un terreno e io, con il suo permesso ho costruito una casa. Bella, grossa. Lui lo sapeva e diceva che era contento. Poi quando era finita, boh. Si è incazzato e la voleva indietro, la casa e il terreno. Allora ho mollato tutto, preso baracca e burattini e sono venuto su.
Mia moglie non stava bene, diceva sempre che voleva tornare giù: le mancavano la mamma e il papà. Io mi sono arrangiato, tra Santa Rita e Cascine Vica. Lavoravo, non mi sono mai tirato indietro. Guidavo i pulmini per gli handicappati a Bardonecchia. Su e giù, su e giù. Poi quando è arrivato l'inverno mi hanno lasciato a casa. Qui a Torino quindi ho lavorato per gli autobus. Sempre chiuso là sotto in officina. Che rumore, sempre con 'sti motori accesi. Laggiù, sotto terra. Era uno scantinato, un'officina. Buio e rumore, buio e rumore. E noi glielo dicevamo che non potevamo farcela, che c'era troppo rumore. Ma lui niente, notte e giorno là sotto, con i motori su di giri a lavorare. È lì che la testa mi è partita. È lì che non ce l'ho fatta più. Mia moglie se n'è andata, mi ha detto che voleva tornare da sua mamma: era come una bambina, sempre la mamma voleva.

Ora è a Verona. Lei con i miei figli: due maschietti e una bambina, la mia bambina. Era dolce, era piccola così. Io la tenevo in braccio e lei piangeva. Quanti ricordi. Sul serio, io ho tantissimi ricordi!
Testo e foto: Andrea Gravela / Snodicomunicazione
CapGazette 10/2015

R-esistenze 4

R-esistenze 4 / Snodicomunicazione



Mi chiamo Butterfly e vengo dalla Costa d'Avorio. Ho 21 anni e sono qui a Torino, in Italia da due. Sono per strada perché ho litigato con mio padre. Lui ha una compagna, mia madre non so dov'è. È lì, lui con i miei 6 fratelli, e abbiamo litigato. L'ho mandato a fan culo e me ne sono andato. Poi ho perso le chiavi, il telefonino e ora sono in dormitorio, in corso Tazzoli. Ora parlo con mio zio, sai lui fa il sindacalista alla CGIL e penso che possa parlare meglio lui con mio padre. Sai tante sono le cose che dobbiamo dirci e io non riesco per ora a parlare con mio padre. Ieri sono andato da mio zio ma aveva una riunione, oggi ci riprovo. Mi ha detto che dopo le sei c'è. Intanto mi sono rotto un piede, mi fa male e non riesco ad appoggiarlo. All'ospedale me l'hanno fasciato ma poi la sera in dormitorio volevo farmi la doccia e ho tolto la fascia. Mi fa male pero!
Ciao e grazie.

Ho 80 anni e ho fatto il marinaio. Su un mercantile norvegese. In tutto il mondo sono stato io. Per primo sono stato a Baltimora, poi a Niuiorc, a Broccolino. Sai avevo dei parenti là. Poi sono ripartito. Per sei anni ho fatto tutto il mondo, sotto, nella nave, facevo il motorista. Poi a Genova una volta, son dovuto venire a Torino e l'ho sposata, sai per coprire la vergogna. Ora non so dov'è. Né lei né i figli. 4 ne abbiamo avuti. E poi sempre a Porta Nuova sono stato. Facevo il commerciante. Compravo e vendevo. Pure in prigione sono stato. Sai cose di ragazzi, coltellate, rapine, scippi. Eppure l'altro giorno un ragazzino mi ha preso il portafoglio. Poi è tornato e me l'ha restituito, per i documenti, sai. E ancora non ho capito come ha fatto. Sai io sono … me ne intendo, sono del mestiere. Ma non ho ancora capito come ha fatto. Va bo, ora sono in giro, c'ho la mia pensione e non la do a nessuno. È mia e solo io la tengo. Me la spendo come voglio io. Nessuno mi dice niente. Io non dico niente a nessuno. Non voglio storie, solo un ciao se vedo qualcuno. Poi mi piace star da solo. Vado a mangiare dove so io. Si mangia bene e non si paga niente. Un bel bicchiere di vino e basta. Non mi piace quelli che bevono sempre. Io solo un bel whisky dopo pranzo. E basta. Io così so vivere. Così ho sempre vissuto insomma. Io di Porto Empedocle sono. Esci da Agrigento e lì c'è il mare. Per quello ho fatto il marinaio. Se no mica ...

È passato un anno da quando non mi trovo più a dormire nelle 'Strutture di Prima Accoglienza della Città di Torino'.
Già... è passato un anno da quando è iniziata la mia ospitalità nella parrocchia, grazie ad un progetto della Diocesi.
Mi trovo all'interno di un sistema, io, piccolo uomo senza nulla in un ambiente dove si elogia il benessere e l'agio.
Caspita! Mi sento un pesce fuor d'acqua!
Ho una sensazione di inferiorità; ho proprio sbagliato tutto.
Invece di credere nei valori anche qui c'è proprio un sistema gerarchico. Mi spiace dirlo ma è proprio così. A volte penso che mi trovavo più a mio agio nei dormitori!
Non voglio chiedere la carità a nessuno e provo a uscirne con le mie gambe. Ci riuscirò?

La strada è il mio posto.
Ho provato tre anni fa a 'prendermi cura di me', come mi proponevano i servizi.
Sì, mi sono convinto che non potevo continuare a stare fuori e così sono entrato in una 'struttura di reinserimento', in provincia di Torino.
Uff: gli altri ospiti, gli operatori, le regole: tutto un po' obbligato. Certo ero al caldo, un letto, cibo.
Insomma una vita normale, ma quanto è stato duro reggere. Sentivo che stavo scoppiando, tenevo tenevo dentro e parlavo poco. Poi basta, ho fatto le valigie, non ho ascoltato nulla e nessuno e via … ritorno in città, in corso Matteotti, Porta Susa che conosco bene. Respiro aria, ci sono io e i miei bagagli. Leggo molto, cammino molto e riprendo la vita che per ora mi fa star bene.
Coperte, angoli, freddo.
Questa è la mia scelta!

Sono un signore rumeno, in Italia da molti anni e mi sono sempre arrabattato per vivacchiare in modo dignitoso.
Ho sempre lavoricchiato in nero grazie a conoscenti connazionali e italiani ai mercati. La fortuna però non mi accompagna. Lo stato della salute è peggiorato, ho il diabete che porta un problema serio all'arto inferiore. Il cuore fa scherzetti e così tra ricoveri e dormitori sento la difficoltà e la pesantezza nell'affrontare la quotidianità. Ho mantenuto relazioni informali che mi danno la forza e l'aiuto per seguire le prassi burocratiche e a gestire l'attesa.
Attesa: la parola più frequente in questo ambito. Ma a volte è difficile. Esce la voglia di mandare all'aria tutto. Però poi si deve ricominciare da zero e allora, per ora, provo a tener duro.
Texts: Andrea Gravela / Micky Summer - ©Snodicomunicazione.it
Foto: Andrea Gravela
CapGazette 6/2015