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L’arte di comporre, l’arte di tradurre ● L’art de compondre, l’art de traduir

L'arte di comporre, l'arte di tradurre - L'art de compondre, l'art de traduir


Una poesia di Víctor Verdú e la nostra traduzione in italiano. In omaggio agli equilibri e alle misure tra i suoni e i segni.

Un poema de Víctor Verdú i la nostra traducció a l'italià. En homenatge als equilibris i a les mesures entre els sons i els signes.



aquesta nit
comença el món
la primavera
la carn, el déu
el temps, comences
tu, net, infant
aquesta nit
neix la muntanya
s’esquerda el cant
batega el mar
et converteixes
en rodamón
per fi desprès
de l’enfarfec
de cambres fosques
comença el verb
comença el gest
comença tot
des de l’arrel
fins a l’estel



stanotte
comincia il mondo
la primavera
la carne, il dio
il tempo, cominci
tu, nitido, neonato
stanotte
nasce la montagna
si sfalda il canto
batte il mare
ti trasformi
in giramondo
infine libero
dall’impaccio
di camere buie
comincia il verbo
comincia il gesto
comincia tutto
dalla radice
fino alla stella


Text: Víctor Verdú
Traduzione in italiano: Paolo Gravela
Foto: CapGazette
5/2016

Breve appunto portoghese (o l’arte della digressione)

 
Breve appunto portoghese (o l’arte della digressione)

Sto leggendo Gonçalo M. Tavares, scrittore duro - non indulgente ma tutto sommato, e forse paradossalmente, clemente - di luoghi indeterminati e lingua precisa.

Lingua di precisione la sua, lingua di precisione il portoghese; ne siano esempi:
1- l’uso ancora vivo del futuro del congiuntivo, sfumatura in disuso in spagnolo e a cui altre lingue hanno rinunciato in partenza: falarei a verdade, doa a quem doer.
2 - l’infinito personale, vale a dire coniugato a seconda della persona: eu cantei uma canção para a menina dormir / para as meninas dormirem.

Decifratore, Tavares, delle malattie dei nostri tempi - anzi, delle malattie e basta: bella e triste la metafora della flor negra che troviamo per la strada e di cui non riusciamo più a liberarci.

Mentre leggo, torno col pensiero per libera associazione ad alcuni miei personali “segni portoghesi”: uno spaventapasseri quasi sul confine spagnolo, ironico segnale di frontiera, poco dopo Valencia de Alcántara; l’improvviso tacere (rispetto alla chiassosa Spagna, ma questo meriterebbe - e un giorno meriterà - un articolo a parte); le case bianche e la fabbrica del sughero di Portalegre; l’indimenticabile arrivo “trionfale” in bici a Lisbona di qualche anno fa, con Albert Àlvarez, amico illustratore (sue le illustrazioni in bianco e nero), dopo un lungo, sereno e poetico viaggio che da Madrid ci portò ad attraversare parte della Castiglia, dell’Extremadura e dell’Alentejo portoghese; l’orto botanico di Lisbona: a estufa quente e a estufa fria; una vista verticale del Tago dall’alto del Miradouro de Santa Catarina grazie a Rita Tojal, amica lisboeta che ha viaggiato più di Vasco da Gama; una pensione degna dei Ricordi della Casa Gialla (Recordações da Casa Amarela) film di João Cesar Monteiro. Poi il meandro del Douro a Oporto; il Museo delle Marionette, sempre a Oporto; la cortesia un po’ ingessata dei portoghesi, la loro cura del silenzio…

Di Gonçalo M. Tavares ho letto e consiglio vivamente Jerusalem e Aprender a rezar na Era da Técnica, Imparare a pregare nell’Era della Tecnica, che già solo il titolo vale anni di filosofie.

Tra “oggetti” personali, intimi, coperti di polvere antica, e inevitabili cliché da diario di viaggio, ritrovo naturalmente anche Fernando António Nogueira Pessoa e il suo poeta, artigiano e fingitore, di cui riporto sotto la versione originale portoghese e la mia zoppa traduzione italiana.

Autopsicografia

O poeta é um fingidor
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor
A dor que deveras sente.

E os que lêem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Não as duas que ele teve,
Mas só a que eles não têm.

E assim nas calhas de roda
Gira, a entreter a razão,
Esse comboio de corda
Que se chama coração.

(Fernando Pessoa, 1888/1935)
Autopsicografia
Il poeta è un fingitore / Finge così completamente / Che arriva a fingere che è dolore / Il dolore che davvero sente.
E quelli che leggono ciò che scrive / Nel dolore letto sentono bene, / Non quei due che egli ebbe, / Ma solo quello che essi non hanno.
E così nei solchi in tondo / Gira, intrattenendo la ragione, / Questo treno a molla / Che si chiama cuore.


Intro e trad: Paolo Gravela
Illustrazioni: Albert Àlvarez
Foto (Profilo a Oporto e Personaggi sui muri di Oporto): Lino Graz
CapGazette 1/2016

Pienezza autunnale • Plenitud otoñal • Plenitud tardoral

Pienezza autunnale • Plenitud otoñal • Plenitud tardoral

Foto: © Silvio Uruss, tra Langhe e Andalusia



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

CapGazette Novembre ● Noviembre 2015

Cordova

 
 
Federico García Lorca
 
Canción de jinete

Córdoba.
Lejana y sola.

Jaca negra, luna grande,
y aceitunas en mi alforja.
Aunque sepa los caminos
yo nunca llegaré a Córdoba.

Por el llano, por el viento,
jaca negra, luna roja.
La muerte me está mirando
desde las torres de Córdoba.

¡Ay qué camino tan largo!
¡Ay mi jaca valerosa!
¡Ay que la muerte me espera,
antes de llegar a Córdoba!

Córdoba.
Lejana y sola.
Canzone del cavaliere

Cordova.
Lontana e sola.

Cavalla nera, luna grande,
e olive nella mia bisaccia.
Per quanto conosca le strade
non arriverò mai a Cordova.

Per il piano, per il vento,
cavalla nera, luna rossa.
La morte mi sta guardando
dalle torri di Cordova.

Ahi che la strada è lunga!
Ahi mia cavalla coraggiosa!
Ahi che la morte mi aspetta,
prima di arrivare a Cordova!

Cordova.
Lontana e sola.
La traduzione

Ancora una volta tradurre poesia si svela, in un primo momento, avvilente. Le parole di una lingua non sono mai adatte alle parole di un'altra lingua. Ma ecco che lasciandole sedimentare, germogliare, nell'udito e nella mente, si illuminano di luce nuova: le frontiere linguistiche sfumano, e ogni lingua diventa tutte le lingue, l'unica lingua universale.
Jorge Luis Borges si dichiarava contrario alla traduzione della Divina Commedia in spagnolo (o del Chisciotte in italiano, fa lo stesso), perché, diceva, alimenta la superstizione che lo spagnolo e l'italiano siano due lingue diverse. Lo trovo geniale, ma vorrei andare ancora oltre, perché per me la traduzione è un'arte, direi, manuale, che intesse, come fosse di vimini, la lingua del mondo.
Cordova

Riguardo a Cordova, è senz'altro una città di evocazioni letterarie e/o esotiche; non per niente José Ortega y Gasset la paragonava a un roseto capovolto, con le radici in aria e i fiori sotto terra.
Eppure, perché no? Perché non rivalutare la letteratura esotica e la poesia proprio in questi tempi superficiali e violenti, di plastica e sangue, di guerre e deportazioni, di cinismi e materialismi sordidi e di comodo? E chi vi legge ingenuità abbia vergogna della propria complicità.

Propongo quindi Cordova, la sua storia, e la letteratura in genere, come baluardi in difesa delle origini spurie del mondo.


Vorrei dedicare questa pagina alla mia insegnante di italiano del Liceo, la professoressa Ceresa, che proprio questo testo di Federico García Lorca volle proporci come tema in classe nei pessimi anni ottanta del secolo scorso. Una donna coraggiosa.


Poesia: Federico García Lorca
Traduzione, note e foto di Cordova: Lino Graz
CapGazette 9/2015

Las madres

Las Madres

Las madres nos dan amor, cariño y esperanza;
ellas nos dan la vida, una familia y una casa.
Las madres nos alimentan día y noche;
y nos llevan a pasear en el más lindo coche.
Las madres son como ángeles caídos del cielo;
especializados para quitar todos nuestros miedos.
Ellas nos dejan cumplir nuestras necesidades;
y a veces nos dejan hacer extravagantes actividades.

A mí me encanta jugar con ella;
ella siempre juega conmigo y con las estrellas.
Yo la amo con todo mi corazón,
y ella no tiene comparación.
Texto y dibujos: Bruno Ancona Sala
CapGazette, mayo 2015
 

La nana del papá

Y si te portas bien, duermes toda la noche,
papá cuando seas grande te comprará a ti un coche.
Y si eso lo repites un día y otro día,
papá cuando seas grande te comprará un tranvía.

No sé lo que te pasa, que estás tu tan llorón,
espérate un momento, te traeré el biberón.

Te he puesto otros pañales, te he dado de beber,
Y ya no se me ocurre que más podría hacer.

Llevamos ya una hora con este numerito,
¿no podrías callar, aunque fuera un ratito?.

Tal vez si no durmieras durante todo el día,
llegaras a la noche sin toda esa energía.


Poesia de Merche Sala Fajarnés
Dibujos de Andrea Ancona Sala
CapGazette mar. 2015
La Nana del Papá

Ya ha llegado la noche, ya duerme tu mamá
¿por qué no duermes, niño?, ¿por qué no duermes ya?

Ya se ha dormido el gato, ya ronca el periquito,
Duérmete tú mi niño, duérmete pequeñito.

Mañana muy temprano, debo ir a trabajar,
¿por qué no quieres niño, dejar ya de llorar?
Ya se que tú mañana dormirás todo el día,
pero papá trabaja, y de noche dormiría.
Me consuelo pensando que esto no durará,
y dentro de unos meses, ya todo cambiará,
serás un niño grande y ya no llorarás,
jugarás todo el día y de noche dormirás.

Parece que ha bajado tu fuerza de pulmones
mientras yo me perdía en estas reflexiones.

Ya callas poco a poco, ya lloras muy flojito,
casi no se te oye, sollozas un poquito.

Que gusto, que silencio, ahora podré dormir,
espero que esto dure, y no vuelva a insistir.

Ya empiezo a adormecer, con un leve ronquido,
después del gran jaleo, me he quedado dormido.

Si tengo mucha suerte, no se despertará.
y el turno de mañana, ya será el de mamá.