R-esistenze 3

R-esistenze 3

- Sono Giulio. Sono per strada da un anno e 3 mesi. Sto nei dormitori del Comune. Ma mi fa male, non ne posso più. Sempre in mezzo alle altre persone, mai un momento di intimità. Io non riesco, non posso vivere così. Neanche sotto la doccia puoi stare tranquillo. In dormitorio non ci sono le chiavi e quindi anche quando sei lì, nudo sotto l’acqua, ti entrano. Sì certo, poi chiedono scusa ma intanto io non sono mai tranquillo. Non hanno l’abitudine di bussare: entrano e poi ti dicono scusa, ma intanto. Mi distrugge l’anima questa vita. Io non sono capace di star bene così. La sera guardano la TV e anche se c’è 'Scherzi a parte' o 'Striscia la notizia', li vedi gli altri che ridono, scherzano, stanno bene insieme. Io no, ho bisogno della mia tristezza, devo sempre essere depresso.
Non riesco a vedere una via di uscita. Sì, è vero sto cominciando un piccolo lavoretto, che poi magari diventa piano piano qualcosa di più, e di più stabile ma io non lo vedo come una cosa bella. Vedo tutto nero io.
- Oggi sono Iron. Ho un tumore alla gola, non riesco a mangiare e sono qui a Torino. Abito in un gruppo appartamento ma non mi va. Quindi vado all’ospedale e dico: stagu mal. Vengo registrato:
Cognome: Stagu
Nome: Mal
Nazionalità: Rumena.
Alle volte non parlo, perché non mi va, non ci riesco e non sono capace. Altre volte mi sdraio a terra, vicino ai portici di corso Vittorio e qualcuno mi dà una coperta. Bevo, a volte. Altre però no. Domani forse sono Gabin Gabon. Ah no, lo sono già stato ieri.
Text & Foto: Andrea Gravela
©CapGazette
Jan 2015
- Je suis François. Vengo da Paris e son qui per turismo: pour avoir une regarde. In realtà sono a Torino da più di un anno. Sono stato anche alle Vallette, in carcere. Perché sono un po’ matto e a volte aggredisco le persone che mi sembrano cattive. Per il resto sono molto tranquillo, me ne sto sulla mia panchina in Via Sacchi, vicino alla stazione. Recupero cibi dai bar o dai bidoni. Mi sono appena tagliato i capelli, quasi a zero. Sto qui, guardo la gente passare, per capire se è pericolosa. Ho due grandi occhi scuri. Ci sono delle persone che mi salutano, chi in italiano chi in francese. Mi han detto di provare a chiedere al Consolato Francese perché vorrei tornare a Paris ma non ho i soldi. Non che li chieda in giro o che faccia qualcosa per recuperarli. Io sto qui. Sulla mia panchina in Via Sacchi, e guardo la gente passare.