Isabel Rodríguez, pittrice

 
Isabel Rodríguez, pittrice

Abbiamo chiesto a Isabel Rodríguez, pittrice, di raccontarci qualcosa sulla sua formazione artistica, sul suo rapporto con l’arte, con i materiali. Ecco qui la sua risposta, gentile e intensa.
Non sono stata consapevole

“Non sono stata consapevole delle mie doti per il disegno fino a quando ero ormai adulta, da piccola ho vinto qualche premio a scuola, ma a casa era visto come una cosa normale perché anche i miei fratelli erano bravi a disegnare, quindi non era un gran merito.
Purtroppo non conservo nessun disegno della mia infanzia, ci siamo trasferiti diverse volte e mia madre ha buttato via tutti i disegni dei miei fratelli e miei, perché in casa c’erano già abbastanza cianfrusaglie per accumulare altre scartoffie con disegni.
All’epoca non gli ho dato molta importanza, in casa eravamo davvero molti, siamo una famiglia di sei fratelli (io sono l’unica ragazza), più i miei e la nonna che passava spesso periodi da noi.
Mi sono nutrita di altre discipline artistiche come il teatro, la scrittura all’università, e il disegno era sempre lì come una specie di meditazione per calmare la mente, la matita e la carta mi portavano al mondo del silenzio".
Solo da grande

"Solo da grande, quando sono nate le mie figlie e disegnavamo per creare racconti tutti nostri, ho ripreso il disegno. Naturalmente ho iscritto le mie figlie a corsi di pittura e mi sono detta: perché non ci vado anch’io? Così è cominciata la mia nuova traiettoria artistica.
Dato che tutte le discipline artistiche richiedono di affrontare sfide profonde e molto personali, eros e thanatos, il tuo angelo e il tuo demonio sono presenti e in continua lotta per affiorare.
Avevo una famiglia, lavoravo, dipingevo e come un gran numero di persone nel nostro paese ho perso il lavoro, una brutta botta, ma mi sono chiesta se questa frattura di una parte importante del mio io non potesse essere un’opportunità per dedicarmi interamente alla pittura.
Le tecniche che uso sono cambiate nel tempo, seguendo un cammino sensoriale lungo il quale scopri tessiture, colori, forme in cui tutti i sensi entrano in gioco e inizia un ballo di seduzione continua.
Per ridurre i costi ho cominciato a usare l’acrilico e solo in bianco e nero, ne è risultata una grande scoperta, il guazzo e l’asciugatura rapida mi hanno permesso una nuova espressione.
Ogni tanto torno al colore perché in questo ballo dei sensi suonano di nuovo Mozart e Verdi e la seduzione fa il suo gioco, ma quando suona Beethoven mi trascina nelle profondità più ignote del mio essere".
Intervista a Isabel Rodríguez: Paolo Gravela ©CapGazette.
Immagini: quadri e guazzi © Isabel Rodríguez: Destinos / Juegos / Inrevés.
Dicembre 2014